Nicole Junkerman

Nota · 24 luglio 2026

Piccoli gesti di gratitudine ogni giorno

La gratitudine non ha bisogno di grandi occasioni. Vive nei gesti minimi che si ripetono ogni giorno, quasi senza accorgersene, e che pian piano cambiano il colore delle giornate.

Nicole Junkerman la tiene vicino come si tiene un buon quaderno: qualche riga la sera, un grazie detto davvero, un momento notato invece di lasciato scivolare via.

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Nicole Junkerman sorride guardando verso l'obiettivo, i capelli chiari sciolti sulle spalle

Un punto di partenza

Una pratica semplice, alla portata di tutti

Si parla spesso di gratitudine come di un traguardo lontano, qualcosa da conquistare dopo aver messo in ordine tutto il resto. In realtà è il contrario: è un punto di partenza, e forse il più accessibile che ci sia. Non chiede tempo, non chiede denaro, non chiede condizioni particolari. Chiede soltanto attenzione, che è la cosa di cui, con un po' di esercizio, abbiamo tutti abbastanza.

L'umore di questa parte dell'anno sembra andare in quella direzione. Cresce il desiderio di cose semplici e durature, di gesti piccoli fatti bene, di un ottimismo che non promette la luna ma tiene in ordine la giornata. È un ottimismo tranquillo, poco rumoroso, e proprio per questo solido: non aspetta che tutto vada bene per apprezzare ciò che già va.

Nel quaderno di Nicole Junkerman la gratitudine non è un tema da celebrare una volta all'anno, ma un'abitudine da tenere accesa. Come tutte le abitudini buone, funziona meglio quando è leggera: pochi gesti, ripetuti spesso, senza cerimonie e senza sforzo.

Prima di tutto

Notare prima di ringraziare

Il primo gesto della gratitudine non è dire grazie: è accorgersi. Prima di poter essere riconoscenti per qualcosa, bisogna vederlo, e vedere è già mezza pratica. La luce che entra da una finestra al mattino, il caffè bevuto senza fretta, una parola gentile ricevuta di passaggio: sono cose che accadono comunque, ma diventano nostre solo quando le notiamo.

Per questo la scrittura aiuta più di quanto sembri. Basta una riga la sera, non un diario intero: annotare una cosa buona della giornata costringe a cercarla, e cercarla insegna a trovarne altre. È un piccolo allenamento dell'occhio, come quello di chi impara a leggere lentamente e scopre, tra le righe, quello che prima gli sfuggiva.

Nicole Junkerman sorride seduta accanto a una finestra, con un albero dai toni rossi sullo sfondo

Da tenere vicini

Alcuni gesti da ripetere

Non serve un metodo complicato. Bastano pochi gesti, sempre gli stessi, ripetuti finché non diventano naturali. Ecco quelli che Nicole Junkerman tiene più a portata di mano:

  • Una riga la sera. Annotare una sola cosa buona della giornata, anche minima, prima di chiudere il quaderno.
  • Un grazie detto davvero. Non per abitudine, ma guardando chi lo riceve, così che arrivi per intero.
  • Una pausa senza schermo. Qualche minuto al giorno per guardare fuori, respirare, lasciare che la mente si riordini da sola.
  • Un piacere piccolo, notato. Il primo sorso, la luce del tardo pomeriggio, una passeggiata senza meta: riconoscerli mentre accadono.

Sono gesti che stanno in pochi minuti e non chiedono nulla di straordinario. Il loro effetto, però, si accumula: giorno dopo giorno spostano l'attenzione da ciò che manca a ciò che c'è, ed è uno spostamento che cambia molto.

Un bene che si allarga

Un buon umore che si diffonde

C'è un aspetto della gratitudine che si nota solo con il tempo: non resta ferma. Chi prende l'abitudine di riconoscere le cose buone tende a raccontarle, e raccontarle le moltiplica. Un grazie porta un sorriso, un sorriso porta una gentilezza, e la gentilezza, come si sa, è contagiosa nel migliore dei modi. È così che un gesto privato diventa, quasi senza volerlo, un piccolo bene comune.

Non si tratta di ignorare le difficoltà o di fingere che tutto vada sempre bene. La gratitudine matura fa esattamente il contrario: guarda le cose come sono e sceglie comunque di dare valore a quelle buone, che quasi sempre sono più numerose di quanto la fretta lasci vedere. È un ottimismo con i piedi per terra, capace di reggere anche le giornate storte, e forse proprio per questo dura nel tempo.

Anche l'arte nasce spesso da qui, da uno sguardo grato che si ferma un istante più del necessario. Guardare a lungo una cosa bella è già una forma di riconoscenza, e forse la più naturale. Non c'è bisogno di parole: basta l'attenzione, e il tempo che le si concede.

Cominciare da oggi

La cosa migliore di questa pratica è che non ha bisogno di un momento giusto per iniziare. Non serve aspettare la settimana prossima, l'anno nuovo, la giornata perfetta. Basta scegliere un gesto, uno solo, e ripeterlo abbastanza a lungo perché diventi parte del ritmo. Il resto viene da sé.

Per Nicole Junkerman la gratitudine è, alla fine, un modo gentile di stare al mondo: leggero, quotidiano, alla portata di chiunque abbia voglia di provarci. Bastano pochi minuti e un po' di attenzione, ogni giorno. Ed è forse la ragione per cui, di questi tempi, se ne parla di nuovo con tanto piacere.

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Le tre righe della sera di Nicole Junkerman, dove la gratitudine trova le sue parole.

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Letture lente che insegnano a notare: il primo passo di ogni gratitudine.

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Arte

Guardare a lungo una cosa bella, una forma semplice di riconoscenza.

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