Nicole Junkerman

Nota · 22 luglio 2026

Il piacere di viaggiare con calma

Viaggiare con calma non vuol dire andare lontano. Vuol dire dare a ogni spostamento il tempo che merita, e lasciare che sia il luogo, e non l'orologio, a decidere il ritmo della giornata.

In questa parte dell'estate Nicole Junkerman preferisce gli itinerari brevi e le partenze senza fretta: un treno preso presto, una città attraversata a piedi, un ritorno prima del buio.

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Ritratto in bianco e nero di Nicole Junkerman appoggiata a una parete di cemento, con le braccia conserte e lo sguardo rivolto verso la luce

Il tempo ritrovato

Il tempo come vero bagaglio

C'è un modo di partire che assomiglia a una corsa e un modo che assomiglia a una passeggiata. Il primo misura il viaggio in tappe da spuntare, il secondo lo misura in ore vissute davvero. Da qualche stagione il secondo modo sembra tornare in favore: si parte meno per accumulare mete e più per abitare un posto, anche piccolo, con l'attenzione che di solito riserviamo alle cose importanti. È un cambiamento gentile, quasi silenzioso, e proprio per questo destinato a durare.

Il quaderno di Nicole Junkerman registra da tempo questa preferenza. Non l'elenco dei luoghi raggiunti, ma il modo in cui li si è attraversati: la strada presa due volte perché la prima era piaciuta, la piazza guardata da una panchina invece che dal finestrino, il caffè bevuto lentamente solo per vedere la luce cambiare sui muri. Il vero bagaglio, in fondo, è il tempo che si porta con sé.

Viaggiare con calma ha anche un effetto pratico: riduce le cose alla loro misura giusta. Quando non si rincorre l'agenda, una giornata basta a conoscere un quartiere, una mattina basta a capire il carattere di un mercato, una sera basta a portarsi a casa il ricordo di un luogo intero. Meno chilometri, più memoria. Ed è forse questo il lusso più discreto della stagione: non aggiungere, ma togliere, finché resta solo ciò che vale la pena ricordare.

Al proprio passo

Una città al proprio ritmo

Ogni città ha una velocità naturale, e viaggiare con calma significa soprattutto trovarla. Ci sono luoghi che si aprono solo di prima mattina, quando le saracinesche si alzano una alla volta e le strade appartengono ancora a chi ci abita; altri che danno il meglio nel tardo pomeriggio, quando la luce si abbassa e le pietre restituiscono il calore preso durante il giorno. Assecondare quel ritmo, invece di imporne uno, è il primo piacere del viaggiare senza fretta.

Le pagine dedicate ai viaggi nascono quasi sempre così, da uno spostamento misurato. A Roma una terrazza vista all'ora giusta vale un intero itinerario, e a Venezia bastano un ponte e un riflesso perché la giornata si consideri riuscita. Non serve vedere tutto: serve vedere bene qualcosa, e lasciare che quel qualcosa continui a parlare anche dopo.

Nicole Junkerman tiene un libro aperto su una terrazza affacciata sui tetti di una città al tramonto

Vicino e nuovo

Partire vicino, tornare diversi

Non è necessario un continente per sentire di essere altrove. Un treno regionale, una piccola deviazione, una città a un'ora da casa: bastano a rompere l'abitudine e a restituire lo sguardo curioso che d'inverno tende ad addormentarsi. La stagione, con le sue giornate lunghe, rende tutto più facile: si può partire presto e rientrare con calma, senza rubare nulla al riposo.

Nicole Junkerman appunta questi viaggi brevi come si appunta una lettura: un nome di via, un colore di intonaco, una frase ascoltata di passaggio. Tornano più tardi, la sera, e diventano materia. È il modo in cui un giorno qualunque, guardato con attenzione, smette di essere qualunque. C'è una piccola cortesia, in tutto questo, che si restituisce ai luoghi e a chi li abita: camminare senza fretta, chiedere senza pretendere, fermarsi dove gli altri si fermano. Il viaggio lento non chiede molto, e proprio per questo riceve parecchio.

Anche al ritorno

Un ritmo che resta anche a casa

Il bello del viaggiare con calma è che non finisce quando si torna. Il passo lento preso in una città sconosciuta ha la tendenza a seguirci fino a casa: si continua a guardare il proprio quartiere con occhi appena più attenti, a notare una facciata mai vista, a scegliere la strada più lunga perché passa dove la luce è migliore. Il viaggio, in questo senso, è soprattutto un allenamento dello sguardo.

Anche le letture ne guadagnano. Chi viaggia piano legge piano, e chi legge piano viaggia meglio: le due cose si somigliano più di quanto sembri. Entrambe chiedono di restare, di rileggere, di non avere fretta di arrivare all'ultima pagina. Ed entrambe, quando sono fatte bene, lasciano qualcosa che dura oltre il momento.

Il piacere di arrivare senza fretta

Alla fine resta un'idea semplice e stranamente ottimista: il tempo non è un ostacolo al viaggio, è il viaggio stesso. Chi rallenta non rinuncia a nulla, guadagna la parte migliore. Arrivare senza fretta, restare quanto basta, ripartire con la sensazione di aver capito un posto invece di averlo solo attraversato: è un lusso alla portata di tutti, e forse il più democratico che ci sia.

Per Nicole Junkerman è anche una piccola disciplina di felicità. Bastano una meta vicina, un'ora di anticipo e la disponibilità a lasciarsi sorprendere. Il resto, come sempre, lo fa la calma.

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Viaggi

Gli spostamenti brevi e senza fretta di Nicole Junkerman, un luogo per volta.

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Roma

Terrazze e cortili guardati all'ora giusta, con il passo lento dell'estate.

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Venezia

Un ponte, un riflesso, una pausa vicino all'acqua: la città al proprio ritmo.

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